La fabbrica della
dissidenza
L'attacco di Anna
Bensi a Gerardo Hernández e la costruzione dell'opposizione cubana da parte di
Washington
E in Nueva lista Nicaragua informacion
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Negli ultimi giorni una giovane influencer cubana, Anna Bensi, è finita al
centro di una polemica con Gerardo Hernández, uno dei Cinque Cubani. La
ragazza, diventata nota sui social per le sue posizioni anticastriste, è stata
rapidamente rilanciata dai principali media dell'esilio cubano a Miami e
sostenuta dagli ambienti politici che da anni promuovono l'opposizione al
governo dell'Avana. Lo scontro è nato da accuse rivolte a Gerardo Hernández e
si è rapidamente trasformato in un caso mediatico. Al di là della polemica in
sé, la vicenda offre però l'occasione per riflettere su un fenomeno molto più
ampio: il ruolo svolto da media, organizzazioni e programmi finanziati dagli
Stati Uniti nella costruzione dell'opposizione cubana degli ultimi decenni.
Infatti questa ultima polemica tra Anna Bensi e Gerardo Hernández riguarda
un meccanismo politico che opera da oltre sessant'anni contro la Rivoluzione
cubana e che continua a riprodursi con volti, strumenti e linguaggi diversi.
L’Influencer in questione viene presentata come una voce spontanea
dell'opposizione cubana. Ognuno è libero di crederlo. Quello che non è
possibile ignorare è il contesto nel quale la sua immagine viene costruita,
promossa e amplificata.
Da decenni il governo degli Stati Uniti finanzia programmi destinati a
influenzare la vita politica cubana. Non si tratta di accuse o di teorie. Si
tratta di documenti ufficiali. Attraverso USAID, NED, Dipartimento di Stato e
altre strutture federali, Washington ha destinato centinaia di milioni di
dollari a progetti finalizzati al cosiddetto "cambiamento
democratico" di Cuba.
Nel solo 2024 USAID ha destinato 2,3 milioni di dollari a programmi
mediatici rivolti a Cuba. Reuters ha documentato che CubaNet, una delle
principali piattaforme che promuovono contenuti dell'opposizione cubana, ha
ricevuto 500.000 dollari per raggiungere giovani cubani sull'isola attraverso
contenuti multimediali.
La National Endowment for Democracy continua a finanziare programmi
destinati a media, attivisti e organizzazioni che operano contro il sistema
politico cubano. Radio Martí e TV Martí, presentate per anni come strumenti di
informazione indipendente, sono in realtà strutture finanziate direttamente dal
governo degli Stati Uniti e hanno continuato a ricevere decine di milioni di
dollari di fondi pubblici.
Questa strategia non appartiene al passato. Mentre media e influencer
dell'opposizione vengono promossi come voci spontanee della società cubana,
Washington continua a utilizzare apertamente la propria forza diplomatica
contro l'isola. Proprio in questi giorni un cablogramma del Dipartimento di
Stato, rivelato da The Nation e attribuito a direttive del Segretario
di Stato Marco Rubio, mostra il tentativo degli Stati Uniti di fare pressione
sui governi di tutto il mondo affinché ostacolino il dibattito richiesto da
Cuba all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite sul tema del blocco economico.
Secondo il documento, le ambasciate statunitensi sono state incaricate di
spingere i Paesi alleati a non attribuire la crisi cubana alle sanzioni e al
bloqueo e a contrastare le posizioni favorevoli all'isola. Ai governi che
tradizionalmente sostengono Cuba alle Nazioni Unite viene inoltre rivolto un
chiaro avvertimento diplomatico: evitare dichiarazioni che possano creare
attriti con Washington. Non siamo di fronte a una semplice controversia
diplomatica. Siamo di fronte alla conferma che la pressione contro Cuba si
esercita contemporaneamente sul terreno economico, mediatico, politico e
internazionale.
La storia è lunga. C'è stata Radio Martí. C'è stata TV Martí. Ci sono stati
i programmi di finanziamento ai gruppi di opposizione. C'è stato ZunZuneo, il
social network creato segretamente da USAID per influenzare la società cubana. Ci
sono stati i programmi di infiltrazione nella scena culturale e musicale
dell'isola. Ci sono state operazioni, finanziamenti, campagne mediatiche e
pressioni diplomatiche che si sono susseguite sotto amministrazioni
repubblicane e democratiche senza alcuna differenza sostanziale.
Cambiano i presidenti. Non cambia la politica verso Cuba.
In questo quadro Anna Bensi non rappresenta una novità. Rappresenta una
continuità.
Prima di lei la stessa operazione è stata realizzata con altri volti
dell'opposizione cubana. Negli anni i media occidentali e le organizzazioni
sostenute dagli Stati Uniti hanno promosso figure come Oswaldo Payá, Yoani
Sánchez, Guillermo Fariñas, Berta Soler e le Damas de Blanco, José Daniel
Ferrer, Luis Manuel Otero Alcántara e altri ancora. Ogni volta si è parlato del
nuovo volto della libertà cubana, del nuovo leader destinato a guidare il
cambiamento politico nell'isola, del simbolo capace di rappresentare il popolo
cubano contro la Rivoluzione. Cambiano i nomi, ma il meccanismo rimane
identico.
Anche in Italia questa operazione di legittimazione politica ha trovato
sponde istituzionali precise. Nel 2009 Pietro Marcenaro, esponente del Partito
Democratico e presidente della Commissione Diritti Umani del Senato, indicava
Raul Rivero, Oscar Espinosa Chepe, Vladimiro Roca, Elizardo Sánchez, Oswaldo
Payá e Manuel Cuesta Morúa come protagonisti della battaglia democratica contro
Cuba. Negli anni successivi, sotto la presidenza di Luigi Manconi alla stessa
Commissione, figure dell'opposizione cubana hanno continuato a trovare spazio e
visibilità nelle istituzioni italiane. Mentre Washington finanziava programmi
di cambiamento di regime attraverso USAID, NED, Radio Martí e altre strutture
dedicate alla destabilizzazione di Cuba, una parte della politica italiana
offriva riconoscimento e legittimazione ai protagonisti di quella stessa
strategia.
Oggi è il tempo degli influencer.
I social network hanno preso il posto dei vecchi strumenti propagandistici,
ma la logica resta identica.
È in questo contesto che assume un significato particolare l'attacco contro
Gerardo Hernández.
Gerardo Hernández non ha costruito la propria autorevolezza attraverso
TikTok, Facebook o campagne mediatiche. L'ha costruita attraversando le carceri
statunitensi e pagando personalmente il prezzo delle proprie convinzioni
politiche.
Per oltre sedici anni è stato detenuto negli Stati Uniti come parte della
vicenda dei Cinque Cubani. Mentre Washington finanziava programmi, media e
organizzazioni dedicate al cambiamento del sistema politico cubano, Gerardo
pagava con la propria libertà una storia che milioni di cubani considerano
parte della difesa della loro sovranità nazionale.
Alcuni diventano famosi perché vengono promossi. Altri diventano autorevoli
perché sono disposti a pagare di persona il prezzo delle proprie idee.
La differenza tra notorietà costruita a pagamento ed autorevolezza e dignità
è tutta qui.
Per questo il caso Anna Bensi non racconta soltanto la storia di una giovane
influencer. Racconta la storia di una macchina politica che da oltre
sessant'anni investe denaro, strutture, media e risorse per costruire
un'opposizione funzionale agli interessi degli Stati Uniti a Cuba.
I nomi cambiano. La strategia resta la stessa.

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