Honduras, 17 anni dopo il golpe: una memoria che resta attuale

Pubblichiamo la traduzione in italiano, a cura di Cuba Mambí – Gruppo di Azione Internazionalista, di un importante articolo del giornalista Giorgio Trucchi, corrispondente in Nicaragua e profondo conoscitore della realtà centroamericana, pubblicato sul sito della Rel-UITA (Regional Latinoamericana de la Unión Internacional de Trabajadores de la Alimentación).

A diciassette anni dal colpo di Stato che nel 2009 rovesciò il presidente Manuel Zelaya, l'articolo ripercorre le conseguenze politiche, economiche e sociali di uno degli eventi più significativi della storia recente dell'America Latina. Attraverso le testimonianze di protagonisti della resistenza popolare honduregna, il testo invita a riflettere sul significato del golpe, sulle sue ripercussioni regionali e sulle sfide che ancora oggi affrontano i movimenti popolari del continente.

In un momento storico segnato da nuove tensioni geopolitiche e da tentativi di restaurazione conservatrice in diversi Paesi latinoamericani, mantenere viva la memoria di quanto accaduto in Honduras significa anche comprendere meglio le dinamiche che continuano a influenzare il presente della regione.

Articolo originale pubblicato da Rel-UITA:
Rel-UITA – Un golpe que no debemos olvidar

_________________________________________________________

Traduzione italiana a cura di Cuba Mambí – Gruppo di Azione Internazionalista.

Un golpe che non dobbiamo dimenticare

«Fu un colpo di Stato contro i processi emancipatori in corso sia in Honduras sia nel resto dell'America Latina e dei Caraibi. La lotta del popolo honduregno va ben oltre la lotta per l'Honduras»
(Berta Cáceres, 2009)

Giorgio Trucchi
30 giugno 2026

Il 28 giugno si sono compiuti 17 anni dall'inizio della resistenza popolare contro il colpo di Stato civico-militare che nel 2009 rovesciò il presidente Manuel Zelaya e instaurò dodici anni di narcogoverno, culminati con la condanna a 45 anni di carcere negli Stati Uniti dell'ex presidente Juan Orlando Hernández per reati legati al narcotraffico. Più di un decennio di rottura democratica che ha approfondito il modello neoliberista ed estrattivista, privatizzando il settore pubblico, deregolamentando il mercato del lavoro, precarizzando ulteriormente l'occupazione, devastando terre, territori e beni comuni, concentrando la ricchezza nelle mani di pochi, militarizzando il Paese, perseguitando, costringendo all'esilio, incarcerando e assassinando centinaia di oppositori. Come spiega molto bene lo storico dirigente sindacale Carlos H. Reyes, il colpo di Stato fu un attacco contro la possibilità che in Honduras si avviasse un processo costituente per elaborare una nuova Costituzione, capace di tutelare i beni comuni, i servizi pubblici e i diritti economici e sociali del popolo. «Si sarebbero recuperati i beni privatizzati e si sarebbe impedito l'approfondimento neoliberista attraverso nuove privatizzazioni, collocandoci nel solco del percorso antineoliberista del continente. Per questo ci fu il colpo di Stato, e la storia ci sta dando ragione», afferma Reyes in uno scritto.

La resistenza

Furono anche dodici anni di resistenza e di lotta, intervallati da due grossolane e sanguinose frodi elettorali e dalla vittoria di Xiomara Castro nel 2021. Ora che il bipartitismo responsabile del golpe è tornato al potere attraverso un'altra frode elettorale benedetta da Washington e che Hernández è stato «perdonato» da Trump e sta preparando il suo ritorno in Honduras, il Paese centroamericano sta vivendo nuovamente giorni estremamente difficili. In appena cinque mesi, l'Honduras e il suo ex presidente graziato (il che non significa che sia innocente, ma che è stato perdonato dopo essere stato giustamente condannato) sono diventati una testa di ponte del piano strategico orchestrato da Stati Uniti e Israele per la ricolonizzazione dell'America Latina. Contemporaneamente, il bipartitismo ha accelerato i propri attacchi per cancellare tutti i progressi ottenuti nei quattro anni di governo progressista di Xiomara Castro e riprendere l'agenda turbo-capitalista. Di fronte alla recrudescenza della violenza, della persecuzione e della morte, è urgente non abbassare la testa, mantenere viva la memoria e continuare a costruire alleanze e alternative.

«Stiamo celebrando la speranza, perché qui nessuno si arrende e nessuno dimentica il passato. Abbiamo bisogno di una memoria capace di educare, di energia, fermezza ed empatia per costruire il futuro», ha dichiarato Bertha Oliva, coordinatrice del COFADEH, durante un incontro pubblico presso la sede della storica organizzazione.

«Ignorano le resistenze millenarie e quelle più recenti. Ignorano ciò che Carlos H. Reyes ripete sempre: i popoli continueranno a esistere e, qualunque siano le circostanze che affrontano, i popoli trionfano sempre», ha avvertito il COFADEH nel suo editoriale.

«Sul sangue di centinaia di martiri, uomini e donne vittime del golpismo, diciamo che se c'è lotta c'è vittoria. Dalle piccole lotte locali a quelle regionali e nazionali. Tutte contano. Continuiamo», conclude l'editoriale.

Foto: Giorgio Trucchi.


Commenti

Post popolari in questo blog